Musica senza dolore

I disturbi fisici dei musicisti e l’importanza della prevenzione

Suonare uno strumento o cantare non è soltanto un gesto artistico. È anche un’attività fisica intensa, ripetitiva e continuativa, che coinvolge il corpo in modo profondo. Dietro ogni nota, ogni accordo, ogni esibizione e ogni ora di studio, c’è un organismo che lavora: mani, braccia, spalle, schiena, respirazione, postura e concentrazione diventano parte integrante della performance musicale.

Spesso, però, chi fa musica tende a sottovalutare questo aspetto. L’attenzione è rivolta al suono, alla tecnica, all’espressività, alla precisione dell’esecuzione. Il corpo passa in secondo piano, almeno fino a quando non compare un dolore, una tensione persistente o una limitazione nei movimenti. Ed è proprio qui che nasce il problema: molti disturbi fisici, se trascurati, possono compromettere la qualità dell’esecuzione e, nei casi più seri, costringere il musicista a fermarsi.

Per approfondire questo tema abbiamo parlato con il dottor Sergio Selvini, fisioterapista specializzato nel trattamento dei disturbi muscolo-scheletrici, che da anni si occupa di prevenzione, riabilitazione e benessere fisico anche in ambito musicale.

Il corpo come primo strumento

Ogni musicista ha un rapporto particolare con il proprio strumento. Un chitarrista sviluppa una gestualità continua tra mano destra e mano sinistra. Un pianista lavora per ore su dita, polsi e spalle. Un violinista mantiene posture spesso asimmetriche. Un cantante utilizza il corpo come cassa di risonanza, affidandosi alla respirazione, alla muscolatura intercostale e al controllo della colonna.

Per questo, i problemi fisici possono variare molto a seconda della pratica musicale. Secondo il dottor Selvini, i disturbi più frequenti sono quelli muscolo-scheletrici: tensioni cervicali, dolori alla schiena, tendiniti, sovraccarichi a carico di spalle, polsi e mani, fino a sindromi da overuse come quella del tunnel carpale.

Nei cantanti, invece, si osservano più spesso problematiche legate alla respirazione, alla postura e alle conseguenze che queste possono avere sulle articolazioni della colonna vertebrale e sui muscoli intercostali.

Il punto centrale è che il dolore non deve essere considerato una normale conseguenza del fare musica. Un fastidio temporaneo può capitare, soprattutto dopo molte ore di studio o dopo un’esibizione impegnativa. Ma quando il dolore diventa ricorrente, persistente o limitante, non va ignorato.

Quando il dolore diventa un campanello d’allarme

Molti musicisti convivono con piccoli dolori, pensando che facciano parte del mestiere. In realtà, il corpo invia segnali che andrebbero ascoltati con attenzione. Una tensione al collo, un polso affaticato, una spalla rigida o un mal di schiena che si ripresenta nel tempo possono essere il segnale di un sovraccarico o di una postura non corretta.

Il rischio è che il problema, inizialmente lieve, diventi cronico. In questi casi, il musicista può essere costretto a modificare la propria tecnica, ridurre le ore di studio o interrompere temporaneamente l’attività. Nei casi più complessi, il dolore può incidere non solo sulla performance, ma anche sulla sicurezza e sulla libertà espressiva dell’artista.

La musica richiede naturalezza, fluidità, controllo. Quando il corpo è in sofferenza, anche il gesto musicale perde spontaneità.

Prevenire è meglio che fermarsi

La prevenzione rappresenta il punto di partenza. Non bisogna aspettare che il dolore diventi invalidante per occuparsi del proprio corpo. Secondo il dottor Selvini, le buone abitudini sono fondamentali: postura corretta, pause regolari durante la pratica, esercizi di stretching, rinforzo muscolare mirato e ascolto dei segnali corporei.

Un musicista dovrebbe imparare a preparare il corpo come un atleta prepara il proprio gesto sportivo. Prima di una prova, di una sessione in studio o di un concerto, il riscaldamento fisico può aiutare a ridurre tensioni e sovraccarichi. Allo stesso modo, programmare pause durante lo studio permette ai muscoli e alle articolazioni di recuperare.

Conoscere i propri limiti non significa essere meno professionali. Al contrario, significa proteggere la propria continuità artistica. Un corpo affaticato, contratto o dolorante non può sostenere a lungo un percorso musicale intenso.

Il ruolo della fisioterapia

Quando il disturbo è già presente, entra in gioco la fisioterapia specializzata. L’obiettivo non è soltanto ridurre il dolore, ma capire da dove nasce il problema e intervenire sulle cause.

Nel caso dei musicisti, la valutazione non può limitarsi al sintomo. È necessario osservare il gesto tecnico, la postura, il tipo di strumento utilizzato, le ore di pratica, le abitudini quotidiane e il rapporto tra corpo e movimento. Utilizzando uno strumento, infatti, spesso si attivano maggiormente alcuni gruppi muscolari rispetto ad altri. Questo può creare squilibri, sovraccarichi e compensazioni.

Per questo motivo, il lavoro del fisioterapista può includere esercizi specifici, trattamenti manuali, rieducazione posturale e, quando necessario, una collaborazione con insegnanti di musica per modificare alcuni aspetti della tecnica esecutiva. L’obiettivo è permettere al musicista di tornare a suonare in modo più libero, sicuro e consapevole.

Professionisti e amatori: il rischio riguarda tutti

Si tende a pensare che i problemi fisici riguardino soprattutto i musicisti professionisti, abituati a molte ore di studio, prove e concerti. In parte è vero: chi suona professionalmente è più esposto, perché pratica ogni giorno e sottopone il corpo a un carico costante.

Ma anche gli amatori possono sviluppare disturbi importanti. Suonare senza attenzione alla postura, ripetere movimenti scorretti o affrontare lunghe sessioni senza pause può generare sovraccarichi anche in chi vive la musica come passione.

La regola, quindi, è la stessa per tutti: ascoltare il corpo, prevenire e intervenire tempestivamente. La musica deve essere piacere, espressione, energia. Non dovrebbe trasformarsi in una fonte di dolore.

Prendersi cura della propria arte

Il messaggio più importante è semplice ma spesso dimenticato: il corpo è il primo strumento di ogni musicista. Senza salute fisica, la musica non può esprimersi al massimo. Curare la postura, dedicare tempo al rinforzo e allo stretching, rispettare le pause e non ignorare i dolori persistenti sono gesti di responsabilità verso sé stessi e verso la propria arte.

Prendersi cura del corpo non significa allontanarsi dalla musica. Significa proteggerla. Significa permettere al gesto artistico di durare nel tempo, senza essere limitato da tensioni, infiammazioni o dolori evitabili.

In conclusione, suonare significa armonizzare mente, cuore e corpo. La prevenzione non è solo una precauzione: è una forma di amore verso la propria musica.

“Il corpo è il primo strumento di ogni musicista: prendersene cura significa prendersi cura della propria arte.”

Con chi abbiamo parlato

Dott. Sergio Selvini
Fisioterapista

Laureato presso l’Università degli Studi di Brescia, il dott. Sergio Selvini collabora da oltre dieci anni nell’ambito della riabilitazione con la Casa di Cura Domus Salutis di Brescia, all’interno della Fondazione Teresa Camplani.

Si occupa di percorsi riabilitativi in diversi ambiti, tra cui ortopedico, neurologico, cardiologico e oncologico. Nel corso della sua attività ha maturato esperienza anche in ambito sportivo e si è confrontato con diversi musicisti e professionisti del settore musicale, supportandoli nella prevenzione e nella gestione dei disturbi muscolo-scheletrici.

È fondatore del progetto Consulenza Fisioterapica Aziendale, dedicato alla prevenzione e al benessere fisico nei contesti lavorativi.

Consulenza Fisioterapica Aziendale
Dott. Sergio Selvini
Tel. 393 6545450
Email: dott.sergioselvini@gmail.com