La storia dell’hip hop a Brescia raccontata da dentro
A cinque anni dalla sua pubblicazione, “Das Bs with the Real Hip Hop” continua a suscitare curiosità, interesse e rispetto. Non è soltanto un libro: è una testimonianza preziosa, una fotografia viva di un movimento culturale che a Brescia ha trovato radici profonde, trasformando strade, piazze, muri, palchi e luoghi d’incontro in spazi di espressione, appartenenza e identità.
L’autore, Simone Nasti, ha dato vita a una monografia nata dalla passione e da una sincera fascinazione per le origini della cultura hip hop. Un lavoro che, nel tempo, è diventato un punto di riferimento per chi vuole conoscere da vicino la storia del movimento nella città di Brescia, non attraverso una ricostruzione distante, ma attraverso le voci, i ricordi e le esperienze di chi quella scena l’ha vissuta davvero.
Una storia nata dal basso
L’idea del libro nasce quasi per caso, come spesso accade ai progetti più autentici. Simone Nasti parte da una curiosità personale, alimentata dalle numerose docu-serie dedicate alle origini dell’hip hop negli Stati Uniti e in Italia. L’intenzione iniziale era quella di tracciare una panoramica più ampia del fenomeno, ma presto una consapevolezza prende il sopravvento: per raccontare davvero l’hip hop, bisognava partire da vicino.
Da qui la scelta di guardare alla propria città.
Brescia non è stata soltanto spettatrice di un movimento arrivato da fuori. Ha saputo assorbirlo, reinterpretarlo e farlo diventare parte del proprio tessuto urbano. L’hip hop ha trovato spazio nei quartieri, nelle piazze, nei centri di aggregazione, nei muri dipinti, nelle jam, nelle cassette, nei volantini e nei racconti tramandati tra amici.
Raccontare questa storia significava quindi recuperare una memoria collettiva. Non una semplice sequenza di date e nomi, ma un intreccio di persone, luoghi, discipline e momenti che hanno dato forma a una cultura.
Le voci dei protagonisti
Il punto di partenza del lavoro è stato semplice ma fondamentale: contattare amici e protagonisti locali per raccogliere testimonianze dirette. Da quelle conversazioni è nato un mosaico di ricordi, esperienze e prospettive che costituiscono il cuore pulsante del libro.
Le testimonianze raccolte permettono di rintracciare le origini del movimento a Brescia e di seguirne l’evoluzione attraverso le parole di chi l’ha vissuto in prima persona. È proprio questo a rendere il volume così importante: non racconta l’hip hop dall’esterno, ma lo restituisce dall’interno, con il calore, le sfumature e le contraddizioni di una memoria condivisa.
Tra le figure citate emerge anche Marco Garda, alias DJ Beat, ideatore della storica compilation “Made in Brescia”. In occasione del decimo anniversario di quella raccolta, nacque una collaborazione che portò all’uscita simultanea del libro e della nuova edizione della compilation, unendo musica e memoria in un unico progetto culturale.
Le quattro discipline dell’hip hop
La struttura del volume è articolata nelle sezioni principali della cultura hip hop: writing, breaking, DJing e MCing. Una scelta che permette di raccontare il movimento nella sua complessità, senza ridurlo soltanto alla musica.
L’hip hop, infatti, non è mai stato una sola cosa. È linguaggio, corpo, ritmo, immagine, parola, spazio urbano. È un insieme di discipline che dialogano tra loro, si contaminano e costruiscono un’identità comune.
La suddivisione in capitoli permette di attraversare le diverse anime del movimento bresciano, mostrando come ogni disciplina abbia contribuito a definire una scena viva, autonoma e riconoscibile.
Rap e DJing: il suono della scena
La parte dedicata al rap e al DJing ripercorre la storia di Hakeem, appassionato di black music che, armato di giradischi e campionatori, getta le basi della scena bresciana insieme a un gruppo di amici.
Dalla creazione di un volantino per radunare appassionati nasce il primo collettivo, la CAM, che diventerà uno dei nuclei fondativi della cultura hip hop cittadina. Attraverso le jam e le collaborazioni con altre realtà di Milano e Verona, la scena bresciana inizia a consolidarsi, trovando in Piazza Vittoria un punto d’incontro e un simbolo di appartenenza.
Sono anni in cui tutto si costruisce con passione, intuizione e spirito di comunità. Non esistono ancora le piattaforme digitali, i social o la diffusione immediata dei contenuti. La cultura si trasmette attraverso il contatto diretto: cassette, flyer, eventi, passaparola, serate, prove, amicizie e confronti reali.
Il writing e i muri della memoria
Una delle sezioni più significative del libro è quella dedicata ai graffiti. Qui il volume offre una panoramica ampia sulle crew che hanno animato i muri di Brescia dagli anni Ottanta in poi, partendo proprio dalla CAM.
Grazie anche al contributo di Graffiti Archivist, il libro raccoglie un prezioso apparato fotografico che documenta opere fondamentali, tra cui il primo graffito realizzato a Brescia da Cecco insieme a Emil, Gorex e Ame, risalente al 1986.
Non si tratta soltanto di immagini. Sono documenti storici. Tracce visive di una cultura che ha trasformato lo spazio urbano in una pagina aperta, in un luogo di espressione e riconoscimento. Ogni muro racconta un passaggio, ogni tag diventa una firma dentro la storia della città, ogni fotografia conserva qualcosa che altrimenti rischierebbe di scomparire.
La break dance e il corpo in movimento
Il capitolo dedicato alla break dance racconta la storia di Cecco, alias Fast Feet, e del suo incontro con il Druido, membri attivi della scena locale e protagonisti di eventi nazionali e internazionali.
Spinti da una passione nata dai videoclip di Michael Jackson e dai film di street dance, i due contribuiscono alla diffusione della disciplina, organizzando jam e competizioni che segnano un’intera generazione di b-boy bresciani.
Anche qui emerge un elemento centrale: l’hip hop come esperienza fisica, vissuta, collettiva. La break non è solo danza, ma sfida, disciplina, espressione del corpo, ricerca di stile e costruzione di comunità.
Un atto d’amore verso una cultura
“Das Bs with the Real Hip Hop” non è solo un libro sulla storia dell’hip hop bresciano. È un atto d’amore verso una cultura che ha saputo unire persone diverse sotto lo stesso ritmo.
Il valore del volume sta nella sua capacità di raccogliere memorie che rischiavano di disperdersi, dando forma a un archivio umano, fotografico e culturale. È la prova che anche lontano dai grandi centri, l’hip hop può fiorire, lasciare segni profondi e costruire appartenenza.
Brescia, attraverso queste pagine, appare come una città capace di accogliere, trasformare e restituire una cultura globale con un’identità propria. Una città dove il rap, il writing, il DJing e la break dance non sono stati semplici imitazioni di modelli esterni, ma strumenti per raccontare sé stessi e il proprio territorio.
Custodire la memoria per costruire il futuro
Per Made in Brescia, raccontare progetti come questo significa riconoscere il valore della memoria culturale. Ogni scena musicale ha bisogno di chi la vive nel presente, ma anche di chi ne custodisce le radici. Senza memoria, una cultura rischia di diventare superficie. Con la memoria, invece, può continuare a crescere.
Il lavoro di Simone Nasti ci ricorda che l’hip hop bresciano non nasce dal nulla. È il risultato di incontri, passioni, tentativi, errori, intuizioni, muri dipinti, beat suonati, passi provati, rime scritte e luoghi vissuti.
“Das Bs with the Real Hip Hop” è quindi molto più di una pubblicazione: è una mappa emotiva della scena urbana bresciana. Un documento necessario per chi vuole capire da dove veniamo e per chi desidera immaginare dove possiamo andare.
Perché la cultura hip hop vive nel presente, ma resta forte solo quando conosce le proprie radici.
E Brescia, quelle radici, le ha scritte sui muri, nei dischi, nelle piazze e nella memoria di chi c’era.
